Archivi categoria: Cultura

Alpini della Valtellina per il Beato Don Gnocchi

Sabato 11 settembre 2010 a Chiesa Val Malenco (So) nel pomeriggio, dalle ore 16.30, si terrà a Chiesa Val Malenco (Sondrio) una manifestazione a carattere religioso organizzata dalla locale Parrocchia “S.S. Giacomo e Filippo” in collaborazione con la sezione Ana Valtellinese di Sondrio e i gruppi alpini della Val Malenco. Monsignor Angelo Bazzari, presidente della Fondazione Don Gnocchi, consegnerà infatti al Rettore del Santuario Madonna degli alpini di Chiesa Val Malenco, don Alfonso Rossi, una reliquia del Beato don Carlo Gnocchi, che rimarrà esposta alla venerazione dei fedeli. Alle ore 18, monsignor Bazzari presiederà una solenne concelebrazione eucaristica.

fonte: http://www.dongnocchi.it

Valmalenco di Aligi Sassu

dal sito della Banca di Sondrio

Aligi Sassu (Milano 1912 – Maiorca 2000)

Piccole chiazze di rosso marcio virano al nero e sembrano sottolineare nel paesaggio gli spuntoni rocciosi come dolorose ferite, mentre, la pennellata, su tutta la parte sinistra del quadro, appare inquieta e agitata. Il cielo, infine, grava sulla valle e pare affondare in essa come una cuspide acuminata, una lama che mi taglia il cuore / nella precipite corsa delle montagne, come scrive lo stesso Sassu in una sua poesia del 1970, intitolata Tornando dalla Valtellina.
Spesso nei numerosi paesaggi valtellinesi e valchiavennaschi di Sassu assistiamo a questo brusco cambiamento di umori cromatici, a volte solari e ridenti, altre volte cupi e introversi. Anche qui, come sempre, i colori esprimono in Sassu uno stato d’animo.

Dimensioni: cm. 60 x 100.

Provenienza: commissionato dalla banca all\’artista nel 1959.

Note: Firmato in basso a destra SASSU; firmato e datato sul retro sulla tela “Aligi Sassu/1959 (16 giugno)/Chiesa Val Malenco/SASSU”.

Bibliografia: 14 pittori in Valtellina e Valchiavenna, a cura di M. Gianasso, Sondrio 1961, n. XXIII; AA.VV., Tesori d’arte delle banche lombarde, Roma, 1995, p. 495.

Valtellina: 100 anni della linea del Bernina

100 anni fa entrava in funzione la linea del Bernina, dallo scorso anno parte integrante del Patrimonio mondiale UNESCO. Il treno diretto tra St. Moritz e Tirano è circolato per la prima volta il 05.07.1910: 61 chilometri di raffinata ingegneria edile davanti al monte più alto dei Grigioni. Da quel momento in poi si è registrato un continuo successo per questa ferrovia che attraversa le Alpi e circola durante tutti i giorni dell’anno.

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Nel 2010 la ferrovia centenaria andrà a mostrare il suo lato migliore, con una ricca offerta di eventi lungo tutto il percorso, in inverno, primavera, estate e autunno, da nord a sud e viceversa. Ghiotte occasioni per gli amanti della cultura, della natura, dei treni, per le famiglie, i buongustai, gli appassionati di trekking e di storia, per chi ama oziare, per i grigionesi e per tutti gli altri. Un’esperienza oltre i confini

Le foto dalla mia ultima gita sul trenino:

fonte e altre informazioni sugli eventi in programma: http://www.rhb.ch/

Valtellina: da febbraio il primo buco con un libro intorno.

Parafrasando il celebre spot di una caramella alla menta a forma di ciambella, quello che sarà dato alle stampe tra poche settimane sarà il primo buco con un libro intorno. L’opera ha un’importanza e un peso che vanno decisamente al di là dell’originalità della forma.

Si intitolerà “Questo è l’amore”. Guarda caso sarà nelle librerie proprio per il 14 febbraio, San Valentino, festa degli innamorati.
Fonte e dettagli

Lanzada: I Ligari pittori del ‘700 e la chiesa di San Giovanni Battista

dal documento: “I LIGARI pittori del ‘700 lombardo – Milano e Sondrio, 11 aprile – 19 luglio 2008” (originale integrale)

“………. Gli affreschi del presbiterio
della chiesa di Lanzada costituiscono una svolta importante nella vicenda umana e artistica di Pietro Ligari.
Tra il 1720 e il 1727 si registrano infatti diversi spostamenti tra Milano e Sondrio, talvolta con moglie e figli.
I dipinti di Lanzada costituiscono la prima grande opera del suo «ritorno in patria», come ebbe a definirlo lui stesso, e l’inizio di una progressiva affermazione, oltre che della sua maturità artistica. Tale svolta coincide significativamente con l’apertura del Mastro N, il poderoso e puntuale registro di conto della famiglia Ligari, che, nella notazione sui lavori, oltre alle spese fornisce alcune sintetiche informazioni: gli affreschi furono commissionati dallo zio materno don Francesco Mottalini e riguardarono il coro della chiesa di S. Giovanni Battista.

La chiesa di Lanzada

Tra XVII e XVIII secolo Lanzada era un borgo di 500 abitanti, collocato su un’importante via di passaggio per i Grigioni (il passo del Muretto), ma in un contesto ambientale e sociale piuttosto aspro.
La parrocchiale di S. Giovanni Battista è un edificio imponente, iniziato nel 1659 per l’intraprendenza del parroco don Giovanni Giogia; il successore don Francesco Mottalini, curato di Lanzada per 54 anni (dal 1692 al 1746), ne completò l’edificazione, dotandola di un ricco corredo. La chiesa fu consacrata l’8 giugno 1706 da Mons. Francesco Bonesana.
Pertanto nel 1720 don Mottalini si fece promotore di una campagna di decorazione del presbiterio, che presentasse la vita e la missione del santo titolare, incaricando il nipote Pietro Ligari; la madre dell’artista, Maria Maddalena, era una Mottalini di Ardenno e sorella di don Francesco.

Il Mastro N non indica la data di inizio dei lavori, né i particolari esecutivi dell’opera; in quegli anni il pittore aveva un allievo, Camillo Albasino da Magenta, che quasi certamente collaborò all’impresa.
Gli aspetti generali che caratterizzano gli affreschi sono la sapienza compositiva, l’equilibrio cromatico e la ricercatezza iconografica, che sottende conoscenze teologiche e scritturistiche profonde.
Gli spazi da affrescare erano la superficie di fondo del presbiterio, in parte occupata dalla piramide architettonica dell’altare ligneo, e le due ampie pareti laterali; a queste si aggiungeva la volta a botte e la cornice attorno ad una finestra serliana sopra l’altare.

Per quanto riguarda i soggetti degli affreschi, si è già accennato alla realizzazione di due Storie del Battista sulle pareti laterali: La predicazione del Battista davanti ad Erode sulla parete destra e La consegna della testa del Battista a Salomé sulla sinistra. Nello sfondato architettonico della volta è dipinta La gloria del Battista, luminosa composizione in cui il santo è accolto in Paradiso dalla Vergine e dalla Santissima Trinità. Ai lati della finestra absidale sono raffigurati due profeti: Isaia e Geremia. Nel sottarco di ingresso al presbiterio sono affrescati a finto stucco i Quattro Evangelisti, che si alternano alle Virtù cardinali, realizzate a grisaille. Sulla parete di fondo si trovano tre grandi figure allegoriche, spesso indicate come le Virtù Teologali; un’analisi appena attenta consentirà però di dissentire da questa identificazione, aprendo invece problemi interpretativi più complessi.

Sulla parete destra del presbiterio si trova il primo dei due grandi affreschi narrativi: La predicazione del Battista davanti ad Erode. L’ambientazione architettonica è molto scenografica: l’interno di un elegante palazzo, ripreso da un’angolatura trasversale.
Il secondo episodio, sulla parete sinistra, rappresenta l’apice drammatico della vicenda del Precursore: la Consegna della testa del Battista a Salomé. Si tratta di una scena nota e corrispondente al racconto evangelico.
La parete di fondo del presbiterio, dietro l’ancona lignea, è occupata dalla presenza di tre Figure allegoriche, personaggi femminili disposti secondo un triangolo equilatero perfetto. Le due figure laterali si trovano su finti piedestalli e la terza sopra una nuvola che sfonda, letteralmente, i limiti imposti dal cornicione architettonico
Le tre grandi allegorie quindi potrebbero presentare tre aspetti diversi dell’unica esperienza di fede: la croce, l’amore, la vittoria.
La figura di S. Giovanni Battista ben si prestava ad indicare questo percorso. Ma anche l’esperienza dei credenti di Lanzada, soprattutto in quei tempi così tormentati, poteva esserne sostenuta……”

Valmalenco: tempo di “gabinat”!!

La Valmalenco si prepara a festeggiare la ricorrenza del Gabinat.
La parola dialettale “gabinat” deriva dal tedesco gabe-nacht (notte dei doni) e indica il giorno dell’epifania. Sin da tempi antichissimi e secondo una tradizione importata probabilmente dalla Baviera, vige l’usanza tra gli abitanti di molti centri della Valle di darsi il saluto pronunciando l’espressione “gabinat”. Il primo tra i due che riesce a pronunciare la parola, secondo l’usanza, avrebbe il diritto a ricevere un dono dall’altro.
Il “gabinat” parte dai vespri della vigilia e dura fino al tardo pomeriggio del 6 gennaio, il malcapitato che dovesse perdere avrà poi tempo fino al 17 gennaio, giorno di San Antonio in cui inizia il carnevale, per poterlo saldare.
Questa tradizione rimane viva ancor oggi tra i bambini i quali preparano e adottano ogni tipo di stratagemma per poter cogliere di sorpresa la persona da loro prescelta e poter pronunciare per primi il “gabinat”.